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23/02/07

 

v   Nel circolo Gramsci di Rifondazione di Cagliari nell’assemblea sul PIANO SANITARIO REGIONALE alla presenza dell’Assessore regionale Nerina Dirindìn, Natascia Casu fa un intervento per raccontare la vicenda del padre e porre alcune domande.

 

<< Assessore buona sera, vorrei porle alcune domande, ma per capirne il senso dovrei fare una piccola premessa. Io sono Natascia, la figlia di Giuseppe Casu; mio padre è quell’uomo che il 22 Giugno è morto nel reparto di Psichiatria di Diagnosi e Cura del S.S. Trinità di Cagliari, dopo soli 7 giorni di degenza trascorsi pesantemente sedato e sempre legato mani e piedi ad un letto di contenzione.

Era stato ricoverato tramite un trattamento sanitario obbligatorio, è stato preso la mattina del 15 Giugno dalla piazza IV Novembre di Quartu S. Elena,  dove faceva l’ambulante sprovvisto di licenza, preso contro la sua volontà di fronte ad una moltitudine di persone tra le quali anche un giornalista, come abbiamo potuto apprendere dall’articolo che è uscito il giorno seguente sull’Unione Sarda, che intitolava: “ Dura lotta con i carabinieri.  Sgombro forzato dalla Piazza IV Novembre, se ne va anche l’ultimo ambulante abusivo “;  ma nessuno della mia famiglia è stato messo in condizione di essere presente. Parallelamente all’uscita di tale articolo sono incominciate a circolare voci che smentivano la versione dell’articolo, erano voci diverse ma con una cosa in comune: mio padre era stato preso in malo modo. Ovviamente abbiamo cercato di razionalizzare e dare il peso giusto, ma non nego che ci hanno messo in allarme. Ovviamente siamo andati a trovare mio padre tutti i giorni e quando ho potuto vederlo per la prima volta l’ho controllato dalla testa ai piedi, anche per vedere se le voci potessero avere o meno un fondamento, e subito ho notato la mano destra evidentemente  gonfia e violacea e abbiamo avvisato il personale. Quando mio padre incominciava ad esser meno sedato e più cosciente giustamente chiedeva di essere slegato, di potersi alzare, mangiare, fumare , tornare a casa e noi abbiamo rivolto le stesse domande al personale, che diceva che non era possibile e che quando avrebbero potuto lo avrebbero fatto loro stessi.

Noi non avevamo motivo di dubitare: avevamo di fronte dei medici; ma dopo soli 7 giorni di degenza mio padre è morto e questo nessuno me lo può contestare.

In seguito mi sono rivolta all’ASARP, a cui sono arrivata per pura casualità, anche se io sono di Quartu e qui c’è una sede. E grazie al loro intervento è partita la richiesta dell’apertura dell’inchiesta interna alla ASL 8.

Poi ho cercato di capire come si fossero svolti realmente i fatti durante il TSO in piazza, intervenendo al dibattito sul disagio psichico sociale avvenuto durante la festa di liberazione a Quartu. Un testimone oculare ha detto che mio padre era stato preso in malo modo sotto lo sguardo impassibile del personale medico che è intervenuto solo quando mio padre era già immobilizzato per terra, con 2 manette che gli bloccavano i polsi, e lo hanno caricato in ambulanza.

A tal proposito vorrei porle alcune domande, anche se non mi aspetto che risponda subito a tutte per dare spazio anche ad altri interventi:

1.      Come mai mio padre che è stato ricoverato nel reparto di Psichiatria, presumendo avesse problemi psichici, è morto per cause di salute fisica?

2.      Ho letto l’esito dell’inchiesta interna, ho apprezzato che mi sia stato consegnato prima che fosse reso pubblico, anche perché né io né loro avevamo chiesto l’intervento dei media; ritengo che le conclusioni siano state coraggiose ma doverose. Ma come mai l’inchiesta non è partita dall’interno, ma l’ho fatta partire io grazie all’intervento dell’A.S.A.R.P.?

3.      Quali provvedimenti conseguenti sono stati presi dopo l’esito di tale inchiesta?

Non ho altro da aggiungere. >>

 

L’Assessore Nerina Dirindin ha risposto brevemente che se l’inchiesta non fosse partita su iniziativa della figlia l’avrebbe fatta partire lei e che attualmente non esiste un organo che si occupa di questo. Per il resto rimandava all’esito dell’indagine della Magistratura che ora è in corso.

 

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