IL COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA PER GIUSEPPE CASU
Giuseppe Casu era un pensionato di Quartu Sant’ Elena che saltuariamente faceva l’ambulante senza avere la licenza. Non era l'ultimo, né l'unico degli ambulanti abusivi di Quartu S.Elena, era piuttosto il soggetto più vulnerabile. Svolgeva questa attività in modo anomalo perché in realtà spesso lasciava la merce e il mezzo incustoditi. Chi passava per la Piazza IV Novembre lo notava per la sua stravaganza o per il fatto che magari era più intento a chiacchierare o talvolta a giocare pacificamente a carte piuttosto che a vendere. Era semplicemente un uomo con i suoi pregi e difetti, uno tra tutti l’ostinazione.
Il 15/06/06 in piazza IV novembre tutto avviene in maniera molto rapida: i carabinieri e la polizia municipale effettuano il ricovero coatto di Giuseppe Casu.
Tutto ebbe inizio nel Maggio 2005 quando l'attuale giunta comunale di centro-sinistra dichiarò di voler intraprendere una guerra contro gli ambulanti abusivi: i vigili urbani misero però una serie di multe solo a Giuseppe, tanto lui le pagava! Ma se l’obbiettivo della giunta era quella di combattere l’abusivismo come mai fu l’unico a subire questo trattamento?
In risposta all’interpellanza di Rifondazione Comunista per fare chiarezza sulle modalità del T.S.O., durante la seduta pubblica del Consiglio Comunale del 06/09/2006 il vicesindaco Tonio Lai ha detto: “Siamo a conoscenza di un fatto certo, che la polizia municipale ha emesso numerosi verbali a carico del cittadino signor Casu, ne ha emesso soprattutto a partire da Maggio 2005, tantissimi rispetto alla quantità rispondente a zero di verbali emessi non soltanto nei suoi confronti ma nei confronti della maggioranza degli ambulanti abusivi presenti nel nostro territorio”. Per noi del comitato questa affermazione configura un atteggiamento iniquo, discriminatorio e al limite del persecutorio nei confronti di un cittadino.
Troviamo assolutamente eccessivo il modo in cui l’amministrazione comunale ha scelto di affrontare l’ostinazione e la tenacia con cui Giuseppe Casu continuava a svolgere la sua attività abusivamente. Qualcuno ha detto che mostrava “segni di squilibrio”, ma se si fossero veramente riconosciuti tali sintomi, l’azione repressiva conseguente sarebbe ancora più grave e ingiustificata.
Ci è sembrato che questo accanimento dovesse assumere valore esemplare nella lotta contro l’abusivismo. Infatti l’Unione Sarda (del 16/06/06) il giorno successivo al T.S.O, titolava trionfalmente: “Sgombero forzato: se ne va anche l’ultimo ambulante”, e inquadrava l’intervento nell’ambito della “politica di ripristino della legalità” portata avanti dall’ amministrazione comunale. Perché il Comune non ha preso le distanze dal contenuto di tale articolo se quel provvedimento non rispondeva a quella logica? Inoltre ci domandiamo: perché quella mattina era presente un giornalista se il T.S.O. interveniva in una situazione d’emergenza?
Se il provvedimento di T.S.O. presenta, a nostro avviso, gravi dubbi di legittimità, le modalità con cui è stato effettuato ci risultano ripugnanti: troviamo indegni i modi violenti coi quali Giuseppe Casu è stato preso mentre il personale medico stava a guardare. Non hanno mosso un dito per lui, hanno permesso che venisse brutalmente atterrato e ammanettato di fronte ad una moltitudine di persone fra le quali non era compresa la famiglia, che non era stata tempestivamente informata.
Un testimone oculare intervenuto durante un dibattito pubblico ha raccontato che il trattamento subito dall’ambulante non era giustificato dal suo comportamento. “L’hanno preso male” ha detto e ha raccontato come è stato ferito alla mano durante il ricovero forzato.
Crediamo che questa vicenda sia un’ emblematica conseguenza delle politiche securtarie, collegate alla linea della fermezza in materia di legalità contro i soggetti più deboli e irregolari che sempre più spesso caratterizzano l’azione politica di numerose amministrazioni nazionali. Politiche che utilizzano e hanno utilizzato, questo ci sembra il caso di Quartu S. Elena, anche il T.S.O come strumento per risolvere problemi di ordine pubblico.
Ricordiamo a tal proposito che in Sardegna il ricorso al TSO secondo i dati diffusi in occasione della Giornata nazionale forum salute mentale (29/30/ settembre 2005) è enormemente più frequente, intorno al 25,8% dei ricoveri psichiatrici contro una media nazionale dell’ 8,9%.
Per questo motivo ci sembra assolutamente necessario conoscere il contenuto degli atti sulle modalità per cui e con cui è stato effettuato il T.S.O., atti sui quali il vicesindaco ha dato solo generiche garanzie affermando che il T.S.O “non rientrava nell’ambito degli interventi di repressione delle attività commerciali ambulanti abusive”, basando le sue argomentazioni sulla relazione redatta dalla dirigente della Polizia Municipale che però ha potuto visionare solo lui poiché non è stata resa pubblica né tanto meno consegnata alla famiglia. Il Vice Sindaco ha inoltre affermato: “ la dirigente della polizia municipale non ha ritenuto allora, né ritiene ancora oggi necessario, avviare ancora oggi alcuna inchiesta sull’accaduto”(consiglio comunale 06/09/06) .
Il TSO è stato proposto utilizzando un modulo prestampato che riporta genericamente la dicitura di “ agitazione psicomotoria” e non risulta debitamente compilato.
Come Comitato teniamo inoltre a precisare la nostra posizione in materia di T.S.O.: siamo contrari a cure coercitive imposte con la forza, riteniamo che la psichiatria non debba avere l’esclusiva di imporre una cura al paziente, anche perché una cura volontaria e consapevole ci sembra il primo indispensabile presupposto per una guarigione.
Giuseppe Casu è stato portato all’ SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) presso l’ospedale SS. Trinità di Cagliari il 15 Giugno. Appena arrivato è stato legato mani e piedi e immobilizzato con una fascia toracica per iniettargli una potente dose di sedativo. Dopo un’ora è sedato, viene rimossa la fascia toracica ma non i lacci che lo tengono bloccato al letto. I familiari sono andati a trovarlo tutti i giorni e l’hanno trovato sempre legato mani e piedi.
Giuseppe Casu è morto dopo sette giorni, il 22 giugno 2006, in regime di T.S.O. legato ad un letto di contenzione.
L’Asl 8 ha aperto un’inchiesta interna sollecitata dalla famiglia tramite l’ ASARP (Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica) che si è conclusa affermando che “ la contenzione fisica non è giustificata per un periodo così lungo e “sommata” ad una contenzione farmacologica. Questa commissione ritiene non accettabile, e per tanto censurabile sotto il profilo clinico oltre che etico, un così prolungato provvedimento di contenzione fisica, in paziente spesso sedato, senza tentativi finalizzati alla interruzione della stessa. Deve esser infine precisato che appare insufficiente anche l’approccio clinico somatico in considerazione del fatto che non si rilevano in cartella delle obiettività e/o richieste di accertamenti specialistici ed esami diagnostici rivolti ad una valutazione somatica generale del paziente.” I familiari segnalano la presenza del gonfiore e colorito violaceo della mano destra al personale medico che nonostante la prescrizione dell’ortopedico, non eseguono una radiografia. Radiografia che non verrà eseguita nemmeno nell’esame autoptico.
Noi del Comitato riteniamo che il trattamento subito da Giuseppe Casu sia stato disumano.
La Asl, che doverosamente ha accertato le responsabilità non ha tuttavia preso i conseguenti provvedimenti. La morte è avvenuta per tromboembolia polmonare; chiediamo a tal proposito che venga fatta luce sulle eventuali connessioni di causa effetto tra il trattamento subito in ospedale ( contenzione prolungata in assenza di adeguata terapia anticoagulante, la presenza di una eventuale frattura) e la morte.
Dopo la tragica morte di Giuseppe Casu è nato spontaneamente un comitato che chiede verità e giustizia su quanto accaduto. Il comitato è formato da amici, conoscenti, compagni di partito e persone che lavorano affinché quello che è successo a Giuseppe non si ripeta più. Una cosa che non tutti sanno è che Giuseppe aveva una passione politica ed era un attivo militante di Rifondazione Comunista e tutta la sua famiglia è tuttora iscritta. La morte di Giuseppe non è solo un caso di mala sanità, ma l'effetto di un meccanismo di politiche repressive che spesso produce emarginazione, sofferenza e morte.
Su questi fatti il 24 Ottobre 2006 è stato assegnato l’esposto al magistrato Gian Giacomo Pilia .
29/01/07 Il Magistrato Gian Giacomo Pilia ha nominato una commissione di tre esperti per accertare le cause della morte di Giuseppe Casu: ha conferito l’incarico allo psichiatra Giancarlo Nivoli, al medico legale Francesco Paribello e all’anatomopatologo Giovanni Frau.
25/09/07 Finite le indagini preliminari: il direttore del servizio psichiatrico del Santissima Trinità Gian Paolo Turri è finito nel registro degli indagati. Omicidio colposo è l’accusa formulata dal magistrato insieme alla Dottoressa Maria Cantone che ha avuto in cura Giuseppe dopo il ricovero., si rinvia a giudizio.
Ma col deposito degli atti dell’inchiesta viene fuori una vicenda sconcertante: sono stati scambiati, smaltiti, bruciati, insomma spariti i reperti che i consulenti medico-legali avrebbero dovuto analizzare per rispondere ai quesiti posti dal sostituto procuratore Gian Giacomo Pilia prima di valutare eventuali colpe mediche. E poiché ai periti sono stati consegnati i pezzi anatomici di un altro cadavere nonostante la certificazione della corrispondenza con i reperti dell’autopsia di Casu, il pm ha di fatto avviato un’indagine su quello che per ora non può essere considerato diversamente da un incidente, seppur al limite dell’inquinamento processuale. Sono stati infatti convocati in Procura, e interrogati come testimoni, tutti coloro che per motivi professionali sono entrati in contatto con i reperti del paziente morto in corsi.L’unica certezza è lo scambio del contenuto dei flaconi con i pezzi anatomici del paziente morto in circostanze da chiarire
Dalle prime indagini del Pm Gian Giacomo Pilia si è scoperto che il flacone che riportava l’etichetta Giuseppe Casu appartenevano a un uomo stroncato anch’egli da una trombo embolia provocata da un tumore.
L’indagine per la sparizione dei pezzi anatomici è stata stralciata e procede autonomamente per distruzione di parti di cadavere e frode processuale.
19/02/08, presso il Palazzo di Giustizia di Cagliari, aula GUP piano 3°,ha avuto luogo l’udienza preliminare per la morte di Giuseppe Casu, a seguito della richiesta di rinvio a giudizio da parte del P.M Gian Giacomo Pilia. L’imputazione è quella di omicidio colposo nei confronti del Primario del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, Giampaolo Turri, e della dottoressa Maria Rosaria Cantone che aveva in cura Giuseppe Casu nel reparto.
Il Gup Roberta Malavasi ha accolto la richiesta del Pm Gian Giacomo Pilia di rinvio a giudizio dei medici imputati di omicidio colposo, la data della prima udienza è fissata per il 17 Aprile.
03/03/08 il Primario del Servizio Psichiatrico di
Diagnosi e Cura del S.S. Trinità di Cagliari Giampaolo Turri è
stato sospeso dalla als compentente in forma cautelativa per 5 anni per il
procedimento giudiziario che lo vede imputato di omicidio colposo per la morte
dell'ambulante quartese Giuseppe Casu.
Lui annuncia il ricorso al giudice del lavoro, e se entro questi 5 anni non si
sarà ancora arrivati ad una sentenza verrà reintegrato.
L'altro medico che aveva in cura Giuseppe anche essa accusata di omicidio
colposo e rinviata a giudizio Maria Cantone si era dimessa in data 15 agosto
2007.
Come comitato possiamo dire che questo è un primo risultato per il
cambiamento delle cose.
E-mail del comitato: com_sgc@yahoo.it
Dalla storia di Giuseppe Casu è nata una canzone che potete ascoltare direttamente qui:
http://www.myspace.com/crcposse
o scaricare gratuitamente qui:
http://www.crcposse.org/ita/crcposse.audio.htm