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LE RAGIONI DEL COMITATO

Il comitato si propone di ottenere verità e giustizia per Giuseppe Casu.

 

Giuseppe Casu ha fatto ingresso vivo e in salute nel reparto di psichiatria dell’ospedale S.S. Trinità di Cagliari, è uscito morto dopo sette giorni di “diagnosi e cura” legato mani e piedi e sedato per tutto il tempo del ricovero. Il comitato vuole fare chiarezza in questa tragica vicenda, vuole raccogliere e diffondere informazioni, suscitare l’attenzione della collettività su quanto è accaduto a Giuseppe Casu, e stimolare ogni iniziativa che sappia segnalare dove si realizza un uso repressivo della psichiatria al fine di suscitare un radicale cambiamento nella cura della sofferenza mentale che si faccia carico della soggettività delle persone e non li consideri malati da custodire e isolare prima che da curare. Ci proponiamo di sostenere (moralmente e materialmente) la famiglia di Giuseppe anche in merito all’inchiesta della magistratura che dovrà accertare i fatti e le circostanze attraverso cui è maturato il T.S.O. il 15 Giugno 2006 in piazza Quattro Novembre a Quartu S.E. su richiesta della polizia municipale e confermato in ultima istanza dal sindaco di Quartu S.E.; accertare e vagliare le modalità con cui  è stato effettuato il trattamento sanitario che ha subito in quel reparto, diretto dal primario prof. Turri, sino al suo decesso avvenuto il giorno 21 Giugno 2006 (trattamento sanitario definito dalla commissione della A.S.L., che ha aperto un’inchiesta interna sulla qualità del servizio effettuato, inaccettabile da un punto di vista clinico ed etico); verificare se le modalità in cui è stato effettuato il trattamento abbiano causato la sua morte.

 

E’ obiettivo del comitato impegnarsi affinché le circostanze che si sono realizzate nella vicenda di cui è stato vittima Giuseppe Casu non debbano ripetersi a carico di altri cittadini. Mai più!

 

Per questo motivo ci proponiamo di diffondere informazioni sulle norme di autotutela per i soggetti sottoposti a T.S.O., affinché la consapevolezza delle norme che regolano l’applicazione del T.S.O. e i diritti previsti a tutela dei pazienti possano almeno limitare e contrastare gli abusi che si realizzano a loro carico.

 

Le ragioni del comitato non si esauriscono con l’esito del processo, in quanto è suo obiettivo evidenziare le conseguenze concrete delle politiche securitarie intraprese dalle amministrazioni pubbliche e documentare l’arbitrio connesso all’uso illegittimo e repressivo del TSO nel contesto di applicazione di queste politiche. Per questi motivi ci proponiamo di aprire una discussione pubblica sugli effetti di queste politiche e sulla necessità di superare il TSO perché la cura della sofferenza mentale debba sempre essere accettata e scelta dal soggetto che la subisce. Gli psichiatri, le autorità pubbliche, gli apparati repressivi dello stato non possono assumersi il potere e la responsabilità di privare un cittadino della sua libertà nella misura in cui questo potere si esercita in una discrezionalità e arbitrarietà sostanzialmente non regolamentabili, troppo spesso per scopi repressivi estranei alle ragioni della cura che implicano la lesione di diritti fondamentali, intangibili e inalienabili della persona. Riteniamo inoltre che l’esercizio di questo potere pregiudichi il successo e l’efficacia della cura, che esige una libera scelta e una consapevole accettazione e non può prescindere da essa per la sua piena riuscita nel rispetto della soggettività del paziente. Basaglia ci ha insegnato che era impossibile curare la follia in manicomio, noi pensiamo che sia impossibile curare la sofferenza mentale senza rispettare la soggettività della persona a cui la cura si rivolge.

 

Il comitato si impegna, per queste ragioni, a diffondere informazioni sulla vicenda attraverso l’uso di tutti i media (stampa, televisione, internet, siti web…) e di organizzare e stimolare iniziative pubbliche (assemblee, conferenze stampa, convegni,  rappresentazioni teatrali e cinematografiche, volantinaggi, manifestazioni…) con la finalità di diffondere informazioni, sensibilizzare l’opinione pubblica e aprire una discussione sui temi delle politiche securitarie , degli abusi psichiatrici, e del superamento del T.S.O..

 

Per realizzare questi obiettivi il comitato si propone inoltre di stabilire rapporti di collaborazione con tutti i soggetti, singoli o collettivi (partiti, associazioni, gruppi, istituzioni…), interessati a condividere le sue finalità. Perché non accada mai più ciò che è accaduto a Giuseppe Casu!

 

 

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