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Gli ispettori hanno sequestrato le cartelle cliniche e la relazione del primario del reparto, ma anche l’ordinanza del sindaco di Quartu Sant’Elena che ha disposto il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per l’ambulante e l’esito dell’autopsia eseguita sul cadavere del commerciante nel vicino reparto di Anatomia patologica. Non solo. I commissari hanno anche interrogato e raccolto le testimonianze di medici e infermieri che hanno avuto in cura Giuseppe Casu, ricostruendo in sequenza, giorno dopo giorno, l’intera settimana di ricovero. «La contenzione fisica», ribadi-scono dalla Asl, «non può essere considerata una pratica terapeutica e deve essereutilizzata solo in stato di necessità nelle situazioni in cui si ravvisa un grave e attuale pericolo per il paziente o per chi lo circonda». Ma uno degli elementi più inquietanti dell’intera vicenda resta il riferimento relativo alle terapie. «L’approccio clinico», scrivono gli ispettori, «è stato insufficiente in considerazione del fatto che non si rilevano in cartella obbiettività di richieste ed esami diagnostici rivolti a una valutazione somatica generale del paziente».

 In altre parole, al paziente non sarebbero stati ordinati gli esami necessari per stabilire un’adeguata  terapia riabilitativa, né per accertare l’effettivo stato di salute. Nessun dubbio, invece, sulle cause del decesso: l’autopsia ha accertato che l’ambulante è morto per una tromboembolia venosa che lo ha fulminato lo scorso 22 giugno. Impossibile, al momento, stabilire qualsiasi

tipo di relazione tra embolia fatale e il prolungato contenimento fisico a cui il paziente sarebbe stato sottoposto.

Prelevato con la forza il 15 giugno scorso il piazza IV Novembre a Quartu, Giuseppe Casu era l’ultimo degli ambulanti abusivi presenti nella zona del Municipio.

Per settimane, i vigili urbani avevano cercato di convincerlo ad abbandonare la postazione, passando poi alle multe perchè l’uomo, che già mostrava i primi segni di squilibrio, continuava a vendere a bordo strada senza licenza. Per prelevarlo, dopo l’ordinanza di ricovero coatto firmata dal sindaco Gigi Ruggeri, erano intervenuti anche i carabinieri. Ricoverato in psichiatria, l’ambulante è morto sette giorni dopo. Letto il dossier degli ispettori, il direttore della Asl ha convocato l’intero stato maggiore del reparto, ma la vicenda non avrà risvolti disciplinari. In poche righe, l’Azienda ha annunciato che verrà «accelerato il processo di cambiamento dell’organizzazione, dell’operatività e dei protocolli terapeutici in uso nel reparto di psichiatria», ma ha escluso procedimenti nei confronti dei sanitari.

E ora la parola passa alla Procura Della Repubblica cagliaritana: un esposto denuncia, con allegato il dossier e anche della fotografie, è stato depositato di recente dagli avvocati Mario Canessa e Dario Sarigu per conto della famiglia. 

 

Francesco Pinna Cagliari

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E’ morto dopo sette giorni trascorsi legato a un letto della clinica.

Era stato ricoverato con la forza durante lo sgombero della sua bancarella abusiva, bloccato e rinchiuso nel reparto psichiatrico dell’osp-edale Santissima Trinità di Cagliari. Dall’arrivo in osp-edale sino al giorno dell’im-provviso decesso. Giuseppe Casu (60 anni, venditore ambulante di Quartu Sant’Elena) è rimasto sempre in uno stato di «contenzione fisica e farmacologica», legato mani e piedi con delle cinghie e sedato con psicofarmaci. E’ quanto accertato dalla speciale commissione d’inchiesta nominata dai vertici dell’Asl di Cagliari per fare luce sulla morte del commerciante. Nei giorni scorsi, completata l’ispezione e la raccolta di documenti e testimonianze, il dossier è stato consegnato al manager aziendale Gino Gumirato. Compito degli ispettori era quello di indagare non tanto sulle cause del decesso, quanto se l’ambulante avesse ricevuto un’assistenza sanitaria ade- guata durante la degenza e anche se fossero state applicate misure estreme di contenzione fisica.

«E’ stato accertato», scrivono i medici della commissione d’inchiesta, «che la misura (la contenzione fisica, ndr) è stata effettuata per un periodo eccezionalmente lun-go, ossia dalla data del ricovero a quel la del decesso, senza soluzione di continuità». Stando a quanto accertato dagli ispettori, dunque, dal momento dell’arrivo in ospedale sino al giorno in cui è morto, Giuseppe Casu non sarebbe mai stato slegato dai lacci che lo tenevano bloccato al letto. «Per quanto la contenzione fisica potesse essere giustificata come rimedio d’urgenza e pertanto momentaneo», si legge nel dossier, «non si giustifica per un periodo così lungo e, in più, sommata alla contenzione farmacologica.

  La Commissione ritiene non accettabile sotto il profilo clinico, oltre che etico, un così prolungato provvedimento di contenzione fisica in assenza di tentativi finalizzati alla sua interruzione».

L’inchiesta interna, ordinata dal Manager della Asl 8 Gino Gumirato su richiesta dei familiari,affiancati dall’Asso-ciazione sarda per la riforma della psichiatria (Asarp), è du rata tre mesi.

 

Un venditore «abusivo»

Sgomberato tenuto per

sette giorni su un letto di

contenzione e sedato con

psicofarmaci. Dopo il

decesso, una

commissione d’inchiesta

nominata dall’Asl

accerta che le misure

sono state «eccessive». E

ora la palla passa alla

procura della Repubblica


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