Pubblicata parzialmente
da Liberazione
19 ottobre 2006
Merita però di essere
letta per esteso
Per la morte di Giuseppe Casu
(lettera
aperta a Haidi Giuliani)
Cara Haidi,
sono
passati ormai tre anni da quando è nato il sito delle
"reti-invisibili", che faticosamente
raccoglie la memoria di tanti omicidi ("di
piazza", di stragi, nelle carceri)
rimasti senza colpevoli, di tante
vittime che, oltre a vedersi negata giustizia,
hanno spesso visto la propria
memoria infangata, da apparati dello stato o da
media superficiali. Ma
non ti scrivo oggi per tracciare un bilancio,
ai bilanci non sono
portato, preferisco guardare avanti. Ti scrivo
per raccontarti una storia;
per raccontarla, però, uno sguardo al passato
è necessario.
Se penso
a cosa abbiamo fatto fino ad oggi mi addolora un pensiero. Tre
anni fa pensavo che sarebbe stato faticoso
recuperare tutti i fatti
arretrati. In effetti quella dificoltà c'è, ma non mi spaventa, o non mi
spaventa quanto la constatazione che fino ad
oggi ci siamo dovuti
interessare anche a fatti nuovi, che
drammaticamente hanno riproposto le
stesse "vecchie" dinamiche. Non ti
faccio nomi, li sai. Ogni volta abbiamo
dovuto ripercorrere lo stesso doloroso
percorso: le lacrime, la
rabbia, le menzogne, la distorsione dei fatti
o il silenzio sugli stessi,
magari un'archiviazione...
Sai cosa
mi ha sorpreso, in questi anni? Il numero di persone che mi
hanno scritto per denunciare a reti-invisibili
fatti analoghi a quelli
che documentiamo sul sito. Gente che mi ha
mandato materiali per vicende
del passato, certo, ma pure ragazzi che
denunciano nuovi abusi, alcuni
di questi fortunatamente non sfociati in
tragedie. E' stato grazie a
questa mobilitazione spontanea che sono venuto
a sapere di tante storie.
L'ultima è quella di Giuseppe Casu, una morte "piccola" (se mai una
morte può essere definita tale), ma
emblematica. Una storia che
faticosamente sta venendo alla luce grazie al
neonato "Comitato Verità e
Giustizia per la morte del signor Giuseppe Casu". Eccoti la vicenda, che ti
riporto grazie alla ricostruzione fatta dal
Comitato.
Siamo in
Sardegna, a Quartu, dove da qualche tempo
l'amministrazione
comunale ha attivato una lotta contro i
venditori ambulanti privi di
licenza. E' proprio così, hai capito bene: la
solita storia del "ripristino
della legalità".
Giuseppe Casu è uno di questi ambulanti. Vende frutta e verdura in
una
piazza di Quartu.
Suppongo minacci la legalità con zucchine
insurrezionaliste e
peperoni sovversivi. Riceve numerosi verbali per la sua
attività; li paga tutti, tranne l'ultimo: un
verbale di 5.000 euro che gli
viene contestato lo scorso 14 giugno. Il
signor Casu reagisce
energicamente a quest'ultima contravvenzione,
che deve apparirgli come una
provocazione, una prevaricazione cui non vuole
sottomettersi... O forse un
ultimo avvertimento di qualcosa di peggiore
che potrebbe accadergli.
Il giorno
dopo, 15 giugno, secondo la ricostruzione del Comitato,
Giuseppe Casu viene
affrontato violentemente da carabinieri e guardie
municipali. Viene caricato ammanettato su una
barella e portato via: si
tratta di un ricovero coatto, tecnicamente
definito Trattamento Sanitario
Obbligatorio (TSO).
Cara Haidi, ti salto i passaggi intermedi, che potrai leggere su
reti-invisibili o indymedia,
grazie al documento redatto dal Comitato sorto
per chiedere giustizia per Giuseppe Casu. Ti basti sapere che il
venditore ambulante resterà per una settimana
in un reparto psichiatrico,
soggetto a contenzione farmacologica (ossia
somministrazione in dosi
massicce di psicofarmaci) e contenzione fisica
(ossia legato mani e piedi al
letto), senza che le ferite riportate la
mattina del 15 giugno siano
curate, senza preoccuparsi dell'aggravarsi
delle sue condizioni. Morirà
il 22 giugno.
Un
successivo comunicato dell'ASL, emesso nell'ambito di un'inchiesta
interna conseguente anche le segnalazioni dei
familiari, non parlerà di
un rapporto causa-effetto fra l'inumana
degenza e il decesso, ma
emetterà una condanna morale durissima. Il
comunicato dirà (fonte: La Nuova
Sardegna del 27 settembre) che nel caso
dell'ambulante "la contenzione
e' stata effettuata per un periodo
eccezionalmente lungo, senza
interruzione ... non si giustifica per un
periodo cosi' lungo e, in piu',
sommata alla contenzione farmacologica. La
commissione non lo ritiene
accettabile sotto il profilo clinico oltre che
etico".
Sicuramente
qualcuno, a questo punto, potrebbe obbiettare che questa
vicenda ci riempie d'indignazione, ma resta
ben diversa dalla storia di
Carlo, di Aldro, di
Fausto e Iaio, di Piero. Credo che a te, al
contrario, non sfugga l'emblematicità
della morte di Giuseppe Casu. Una morte
che ci ricorda che la nostra società, per come
è costituita, non si
limita semplicemente a produrre ingiustizia ed
esclusione, ma E' BASATA su
ingiustizia e meccanismi di esclusione. Le
morti senza giustizia, le
morti "dimenticate" sono la punta di
un iceberg che vanta una base
sommersa, profonda, inesplorata. La società
semina un raccolto amaro: questi
morti sono i suoi frutti.
Non mi interessa,
dunque, se clinicamente esista o meno un nesso
causa-effetto fra il TSO subito sal signor Casu e la sua morte:
quel nesso
esiste sul piano logico, sociale, politico.
Giuseppe Casu non c'è più, ma questa mia lettera vuole testimoniare
non
solo la sua vita, ma pure la sua
piccola-grande ribellione, la
persecuzione cui è stato sottoposto, le sue
sofferenze finali. Non è molto, ma
è quanto posso fare.
Ti
abbraccio
Francesco
"baro" Barilli